Associazione Italiana per la lotta alle epatopatie
IL LABORATORIO NELLE EPATOPATIE
Epatite

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La funzione del laboratorio d'analisi è di primaria importanza nella diagnosi precoce delle epatopatie; bisogna tener presente che il fegato (la più grossa ghiandola a secrezione esterna del nostro organismo) è un organo dotato di grandi risorse. Prima che si evidenzi sul pieno clinico, una sua insufficienza, è necessario che gran parte dell'organo sia coinvolto da un evento morboso. Spesso, infatti, un'affezione epatica (per esempio un epatite), può decorrere nelle sue fasi iniziali, in maniera del tutto asintomatica, ed è solo attraverso un esame di laboratorio che si possono cogliere i primi indizi dell'evento morboso che coinvolge le cellule epatiche. Si potranno rilevare in circolo i segnali di danneggiamento delle cellule epatiche, cioè la presenza di enzimi che normalmente sono presenti in piccole quantità ma che con la morte delle cellule epatiche, vengono rilasciati massivamente. I più conosciuti tra questi enzimi sono le transaminasi, le quali possono aumentare nel siero anche cento volte il loro valore di base. Un altro indice di alterata attività del fegato, è la presenza in circolo di un elevato tasso di bilirubina, la quale, deriva dalla distruzione dell'emoglobina contenuta nei globuli rossi che vanno incontro a distruzione. La bilirubina, una volta formatasi, viene captata dal fegato che la elabora e la veicola nella bile fino all'intestino. Un evento morboso che coinvolga il fegato, può quindi portare al riversarsi della bilirubina nel circolo ematico in quantità tali da dare quella caratteristica colorazione gialla della cute e delle mucose, che va sotto il nome di ittero.
Un altro esame di laboratorio indice di funzionalità epatica è il dosaggio delle proteine del siero. Essendo possibili, nelle malattie del fegato, variazioni simultanee delle varie proteine plasmatiche, nel senso di un aumento come di una diminuzione, il tasso proteico totale può ritrovarsi al di sopra o al di sotto della norma, ma nella gran maggioranza dei casi resta entro i limiti dei valori riscontrabili nei soggetti sani. Generalmente è presente una diminuzione dell'albumina, che è compensata dall'incremento delle globuline.
Per una diagnosi più precisa, possiamo andare alla ricerca dei cosiddetti "marcatori di epatite": antigeni ed anticorpi che ci chiariscono quale tipo di agente (il più delle volte virale) che ha causato la lesione epatica.
Nelle epatopatie avanzate si potranno cogliere i segni di alterazione della coagulazione, essendo il fegato, la sede di sintesi di numerose sostanze necessarie all'emostasi.
In più si potrà documentare il venir meno dell'azione detossicante del fegato, con il progressivo accumulo di sostanze tossiche (ioni ammonio).
Una volta che, nei casi più gravi, la funzionalità del fegato è del tutto compromessa, l'unica soluzione è nel trapianto; inizia così per il laboratorio il delicato compito di monitorare passo passo la funzione del nuovo organo, al fine di cogliere al loro primo apparire i sintomi di un eventuale rigetto; ed è infine, compito del laboratorio, controllare il livello ematico dei farmaci immunosoppressori che il paziente dovrà assumere è che dovrà essere tale da dare il massimo effetto antirigetto, senza dare gravi effetti collaterali.


Concetta Florio
(Dirigente medico di patologia clinica)

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Ultimo aggiornamento
11-07-05