Associazione Italiana per la lotta alle epatopatie
Il trapianto di fegato nel paziente Hiv positivo
Epatite

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SEDE REGIONALE SICILIANA
Presidio Ospedaliero "C. Basilotta" - Nicosia
UNITÀ OPERATIVA MALATTIE INFETTIVE
Direttore : Dott. Mauro Sapienza


Il Trapianto di fegato nel paziente HIV positivo

E' noto che la qualità di vita della persona HIV positiva è nettamente migliorata nel corso degli ultimi anni, persino tra coloro in cui la diagnosi viene posta in una fase già sintomatica (AIDS conclamata): in poche parole la formulazione di una prognosi sull'aspettativa di vita di un paziente HIV + ha praticamente perduto significato.
Di fronte ad un paziente che per la prima volta risulti positivo al test HIV si rende pertanto necessaria un'approfondita valutazione su quegli elementi soggettivi ed oggettivi in grado di influenzare il possibile esito di una impostazione terapeutica.
Tra gli elementi oggettivi, gli indici di citolisi e colestasi epatica sembrano assumere un ruolo sempre più rilevante.
In Italia la patologia epatica è, oggi, direttamente o indirettamente, la prima causa di mortalità del paziente con infezione da HIV; tale correlazione è determinata dall'alto tasso di confezione HIV/HCV, nell'influenza reciproca che hanno che hanno questi due virus nel condizionare l'evoluzione dell'infezione da HIV verso la malattia conclamata e dall'alto tasso di progressione verso la cirrosi del paziente sieropositivo per HIV con epatopatia HCV correlata: a queste si aggiungono le scarse risposte sostenute alla terapia con interferone nei pazienti HIV+.
La presenza di malattia cronica di fegato condiziona la scelta della terapia antiretrovirale, la quale viene sovente ridotta per via di effetti collaterali sulla citolisi epatica; ciò può condurre ad un aumento di mortalità per malattie opportunistiche HIV correlate nei "coinfetti" o affetti da epatopatia cronica ad eziopatogenesi multifattoriale.
Tali premesse mettono in evidenza la necessità di individuare idonei interventi
terapeutici per le persone HIV+ che , ancora in giovane età e con buon assetto viro-immunologico, siano anche affetti da patologia epatica in stadio così avanzato da rendere inefficace qualsiasi ricorso a terapie farmacologiche di tipo "eradicante".
L'opzione "trapianto", che in soggetti HIV negativi sarebbe , in questo stadio, spesso la soluzione ideale, a tutt'oggi in Italia , non può essere presa in considerazione per i pazienti HIV+ poiché la presenza di HIV è ancora considerata criterio di esclusione assoluta per qualsiasi tipo di trapianto d'organo.
Gli argomenti fin'ora addotti per escludere la possibilità di sottoporre a trapianto di fegato in favore di pazienti HIV + si possono così riassumere:
1. In corso di terapia immunosoppressive, un possibile candidato al trapianto potrebbe destabilizzare la propria situazione immunologica;
2. L'immunosoppressione potrebbe influenzare negativamente la replicazione di HIV e le sue mutazioni;
3. L'interazione tra farmaci antiretrovirali di combinazione (HAART) ed immunosoppressori utilizzati nel post-trapianto potrebbe condurre ad antagonismo farmacologico od accrescre la iatrogenicità ;
4. la maggiore incidenza , tra i candidati HIV+, di individui con anamnesi positiva per tossicodipendenza ed alcolismo comporterebbe più elevato rischio di recidiva nel post-trapianto;
5. Stante la cronica mancanza di organi, non sembra etico, nell'opinione di molti, trapiantare pazienti con possibile ridotta sopravvivenza;
6. La possibile riluttanza dei potenziali donatori a destinare i propri organi a parersene appartenenti a categorie particolari potrebbe portare ad un'ulteriore riduzione degli espianti.
Negli USA, dove la condizione di HIV+ non è criterio assoluto di esclusione per il trapianto di fegato, sono ormai numerosi i Centri dove si registra una significativa casistica di trapianti epatici su persone HIV+; i traguardi di sopravvivenza a medio-lungo termine ottenuti suscitano serie perplessità sull'attuale validità delle motivazioni fino ad oggi addotte per l'esclusione dal trapianto i pazienti HIV+.
In particolare si sono stabliti dei criteri di inclusione che sono rappresentati dall'assenza di anamnesi di infezioni opportunistiche (ad eccezione della candidosi orofaringea), la possibilità di eseguire profilassi verso i maggiori microrganismi opportunisti ed il monitoraggio post-trapianto (biopsie frequenti per le recidive da HCV) ed, infine , numero di CD4+ superiore a 100 cellule/mmc.
Risultati confortanti giungono , inoltre, dall'utilizzo di immunosoppressori , che sembrano contrastare efficamenete la replicazione di HIV dimostrando un'azione sinergica con farmaci noti per azione antiretrovirale (es. micofenolato); inoltre, farmaci attivi nei confronti di virus epatotropi sono oggi ampiamente utilizzati con risultato anche in pazienti con confezione HIV/HBV o HCV: a favore di una possibile candidatura a trapianto in soggetti HIV+ vi sono inoltre l'età media , inferiore rispetto a quella dei soggetti non HIV, le recenti acquisizioni nel campo della chirurgia dei trapianti, il trapianto da donatore vivente, lo "split liver" (tecnica che permette di dividere in due parti il fegato di un donatore cadavere, in modo da poter trapiantare due riceventi, di cui un bambino), con parziale giovamento alla cronica carenza di organi.
Ciò detto, non sembra etico negare anche a persone HIV+ , a parità di possibile sopravvivenza, il diritto alle stesse opportunità terapeutiche di un individuo HIV negativo.
Nel luglio scorso il Prof. Ignazio Marino, Direttore dell'Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie di alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo, ha trapiantato un rene su un paziente HIV+; il donatore era il padre.
Dopo questa esperienza con esito positivo, che ha suscitato non poche polemiche e critiche (peraltro abbondantemente superate da evidenze scientifiche), la maggior parte delle richieste di trapianti d'organo su persone HIV+ riguarda il trapianto di fegato.
L'azione coraggiosa dell'equipe chirurgica ha consentito che il nostro Paese non sia escluso dal progresso scientifico in tema di trapianti d'organo.
Sulla scorta delle superiori considerazioni , l'Unità Operativa Malattie Infettive del Presidio Ospedaliero "C. Basilotta" di Nicosia , diretta dallo scrivente, in linea con l'indirizzo epato-infettivologico che , negli anni, ha perseguito, conduce un progetto di "Coordinamento per la gestione di pazienti in pre e post-trapianto di fegato" , in partnership con i più qualificati Centri Epatologici, come l'Istituto surriportato, e con Organizzazioni di Volontariato di utilità sociale come l'Associazione Italiana per la Lotta alle Epatopatie (A.I.L.E.)-O.N.L.U.S.

Mauro Sapienza
Responsabile A.I.L.E.
Regione Siciliana

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Ultimo aggiornamento
11-07-05