Associazione Italiana per la lotta alle epatopatie
Trapianto di cellule umane
Epatite

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I risultati favorevoli ottenuti con il trapianto di fegato hanno portato ad un aumento considerevole della richiesta di organi, cui d'altra parte ha fatto riscontro una insufficiente disponibilità degli stessi. Si stanno cercando pertanto metodiche alternative che possano ridurre la necessità di fegati umani. Una di queste può essere il trapianto di cellule epatiche. Queste vengono isolate dal fegato e conservate a freddo per utilizzarle quando necessario. Le sedi più adatte per il trapianto di cellule epatiche si sono rivelate essere il letto vascolare epatico e la polpa splenica; meno idoneo sembra essere l'impianto intraperitoneale. Le cellule trapiantate in parte muoiono, ma in parte (circa il 30%) si sviluppano nell'interno del fegato del ricevente. Ciò avviene più facilmente in fegati con architettura normale, mentre nei fegati cirrotici si determina un importante e prolungato aumento della pressione dei vasi portali, e transitoriamente, nei vasi del polmone, per passaggio di cellule trapiantate nel loro interno.
La metodica può trovare la sua principale indicazione nella terapia della insufficienza epatica acuta, nella quale l'architettura epatica rimane normale e vi è un notevole potenziale di rigenerazione. Gli esperimenti nell'animale in questa situazione sono apparsi incoraggianti, ma per quanto riguarda l'uomo manca una chiara dimostrazione che possa essere migliorata la sopravvivenza. Sono state già fatte alcune esperienze nell'uomo con insufficienza epatica acuta, la prima delle quali da Habibullah e Coll. nel 1994. La valutazione dei risultati del trapianto di cellule nella insufficienza epatica acuta è peraltro resa difficile dal fatto che in questi casi la malattia può risolversi spontaneamente.
Nelle malattie croniche del fegato sono state riportate nel 1993 esperienze di Autori Giapponesi, con trapianto di cellule epatiche ottenuto dal lobo sinistro dei pazienti stessi. Sono state pubblicate in seguito nel 1999 esperienze americane, dalle quali appariva il miglioramento di alcuni parametri, quali l'encefalopatia, la funzione renale e quella sintetica epatica.
I risultati migliori del trapianto di cellule epatiche sono da attendersi nella terapia delle malattie metaboliche del fegato, nelle quali una parte anche piccola di cellule epatiche potrebbe correggere deficienze funzionali metaboliche, senza dovere rimuovere un organo per il resto normalmente funzionante. I primi pazienti con malattia metabolica del fegato sottoposti a trapianto di cellule epatiche sono stati quelli con ipercolesterolemia famigliare. I risultati migliori si sono ottenuti in un bambino con sindrome di Crigler-Najjar tipo 1 (deficit di enzimi che trasformano la bilirubina), in cui vi è stata la dimostrazione certa del funzionamento delle cellule epatiche trapiantate per più di 1 anno, con parziale correzione dell'aumento della bilirubina.
Le esperienze condotte fino ad ora sul trapianto di cellule epatiche, anche se hanno dato risultati parziali e non sempre facilmente interpretabili, fanno ritenere opportuno continuare le ricerche in questo ambito, allo scopo di offrire una possibilità terapeutica a pazienti nei quali, per varie ragioni, non può essere eseguito il tradizionale trapianto di fegato umano.
Alla metodica hanno rivolto il loro interesse già nel 1998 alcuni ricercatori dell'Università di Ferrara, coordinati dal Prof. Gianfranco Azzena, Direttore della Clinica Chirurgica della stessa Università, e dell'Università di Udine, coordinati dal Prof. Fabrizio Bresadola, Direttore della Clinica Chirurgica Centro Trapianto di Fegato, Rene e Pancreas. E' stato avviato un progetto di realizzazione di una "Banca Cellule - Epatociti Umani", la cui fase preliminare si è svolta nel corso del 1999, con l'impiego di organi non utilizzabili per trapianto provenienti da donatori multiorgano (10 fegati e 3 emifegati). I risultati di questa fase hanno dimostrato di potere ottenere e criopreservare da tali organi cellule epatiche funzionanti. Nel 2000 è sorto presso l'Università di Ferrara il Centro di Ricerca e Sviluppo per le Terapie Cellulari, dove avrà sede la Banca. Nel 2001 è previsto l'avvio dell'attività della Banca, il cui progetto è stato presentato il 22 Gennaio c.a. al Centro di Riferimento Trapianti dell'Emilia-Romagna. Al progetto attualmente partecipano, oltre alle 2 istituzioni di Ferrara ed Udine, il Centro Trasfusionale e di Immunologia dei Trapianti dell'Ospedale Maggiore di Milano ed il Nord Italian Transplant. Gli obbiettivi della Banca Regionale di cui non esistono altri esempi in Europa, sono fondamentalmente quelli di creare un unico punto di raccolta - lavorazione per rifornire più centri di trapianto e per favorire un potenziamento della ricerca, razionalizzando anche le risorse finanziarie.

Prof. Leonello Gandolfi

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Ultimo aggiornamento
11-07-05