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Il nostro caro amico, dott. Michele Masetti, ha scritto
per noi questo importante ed interessante articolo sul rigetto ( il
cui meccanismo è stato brevemente riportato nel nostro notiziario
precedente) che poniamo alla vostra attenzione:
L'obiettivo verso il quale la comunità scientifica impegnata
nella tecnica dei trapianti d'organo guarda con più attenzione
è la possibilità di ottenere la tolleranza, in altre parole
l'assenza di rigetto, all'organo trapiantato (di fegato per esempio).
Noi tutti sappiamo quali siano gli effetti collaterali che i farmaci
antirigetto ( Neoral, Prograf, Steroidi ed Azatioprina) provocano nei
pazienti che, sottoposti ad un trapianti di organ o, sono costretti
ad assumere per tutta la loro vita. Tra le diverse strategie che inducono
l'assenza della risposta immunitaria nei confronti dell'organo trapiantato,
la più promettente è il trapianto combinato di fegato
e midollo osseo provenienti dallo stesso donatore.
Presso il Centro Trapianti dell'Università di Miami, dove ho
avuto la fortuna di passare più di due anni, vengono eseguiti
trapianti di fegato e midollo osseo associato fin dal 1994. Questa pratica
prevede che al momento del prelievo del fegato vengano prelevati anche
corpi vertebrali che vengono poi processati in laboratorio attraverso
una proceduta assai complessa che dura circa quattro ore al cui termine
si ottengono cellule midollari. Queste cellule vengono poi congelate
alla temperatura di circa -140°C in sacche di plastica simili a
quelle utilizzate per il sangue. Dopo cinque ed undici giorni dall'intervento
di trapianto, queste cellule vengono infuse nel paziente trapiantato
(l'infusione è uguale a quella di una trasfusione di sangue).
Analizzando i risultati dell'applicazione di questa metodica nei pazienti
della numerosa casistica del Centro Trapianti dell'Università
di Miami, è possibile rilevare alcuni dati importanti. Innanzi
tutti il 73% dei pazienti sottoposti al trapianto di fegato e midollo
osseo dello stesso donatore, non hanno avuto episodi di rigetto, mentre
tra i pazienti sottoposti al solo trapianto di fegato, questa percentuale
scende al 57%. Nessun paziente appartenente al primo gruppo ha avuto
multipli episodi di rigetto mentre nel secondo gruppo il 5% dei pazienti
ha avuto esperienza di episodi di rigetto multipli.
I vantaggi di questa metodica sono ancora più evidenti a lunga
distanza dal trapianto, vale a dire dopo i cinque anni. Al momento attuale
i pazienti sottoposti a trapianto combinato fegato-midollo osseo presso
l'Università di Miami che hanno superato i cinque anni dall'intervento
sono entrati in un protocollo di svezzamento dall'immunosoppressione.
Prima dell'inizio dell'interruzione dell'immunosoppressione sono necessari
studi immunologici che vengono eseguiti mettendo in coltura cellule
(linfociti) del donatore con quelle del ricevente misurando così
la reattività delle une in confronto le altre. Solo nei pazienti
cosi detti a bassa reattività l'immunosoppressione verrà
eliminata. Attualmente l'80% dei pazienti a bassa reattività
non assume più la Ciclosporina e il Prograf.
Nonostante questi risultati incoraggianti, rimangono ancora molti aspetti
da chiarire, prima tra tutti la definizione del tipo cellulare in grado
di indurre la tolleranza verso l'organo trapiantato". La ringraziamo
di vero cuore, caro dr. Michele, per questa sua disponibilità
a fornirci elementi di conoscenza così importanti per noi. Ne
aspettiamo altri, sempre che la sua attività nel nuovo Centro
Trapianti glie ne lasci il tempo!
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