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Queste notizie sono state pubblicate sull'inserto Salute
di Repubblica a cura del dr. Giuseppe Remuzzi, Direttore del Dipartimento
di immunologia Clinica del Trapianto presso gli Ospedali Riuniti di
Bergamo.
Tutti noi sappiamo come i farmaci antirigetto oggi disponibili comportano
un grosso rischio di infezioni ancora elevato perché le difese
generali dell'organismo vengono in parte compromesse, perciò
l'obiettivo principale della medicina del trapianto rimane la messa
a punto di strategie che inducono nel ricevente una condizione di non-risposta
immunologica specifica verso l'organo del donatore, in altre parole
tolleranza, senza dover correre a farmaci antirigetto.
Tra gli approcci più promettenti per indurre tale tolleranza,
vi è il trapianto combinato nel ricevente di cellule del midollo
osseo e dell'organo del donatore; si basa sull'osservazione che il trapianto
si associa ad una rapida e continua migrazione di leucociti del donatore
dall'organo trapiantato a tessuti ed organi del ricevente e viceversa,
favorendo il "microchimerismo" (contemporanea presenza di
cellule appartenenti ad individui diversi).
Nonostante i risultati incoraggianti, rimane da definire il ruolo delle
cellule del donatore nell'induzione e nel mantenimento della condizione
di tolleranza specifica verso l'organo trapiantato e prima di poter
trarre conclusioni certe sull'efficacia clinica, occorrono ulteriori
studi.
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